VOCI NEL DESERTO
da un’idea di Marco Melloni
Qualcuno ci aveva avvertito.
Molte voci si sono alzate, clamantes in deserto.
Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano, Primo Levi, Edmond Rostand, Alexis De Tocqueville, Tiziano Terzani, Ray Bradbury, Henry Thoreau, Aldous Huxley, Pietro Calamandrei, Enzo Biagi, George Orwell, Henri Laborit, Eduardo Galeano, Giorgio Gaber, Benjamin Franklin, Eric Bogosian, Antonio Fogazzaro, Alan Moore, Giuseppe Prezzolini, Steinbeck, Tucidide… chissà quanti altri, ancora.
Le loro parole, a risentirle oggi tirandole fuori dai cassetti o dalle librerie, rispolverando vecchi dischi in vinile, riaprendo pagine di quotidiani ingialliti dalla storia, ci offrono una chiave di lettura - quasi umiliante nella sua preveggenza - sul perché siamo arrivati a questo punto.
"Siamo un paese senza memoria: il che equivale a dire senza storia. L'Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni, le sue conversioni". Lo scriveva Pasolini sul Corriere della Sera. Sono passati più di trent’anni. Ci piacerebbe far diventare anacronistiche queste parole.
Finché non la si
impara, la storia si ripete. Per questo, oggi più che mai, diventa importante recuperare la memoria di chi ci ha preceduto ed è riuscito a leggere, negli eventi della sua epoca, ciò che noi stiamo vivendo solo ora. Frammenti di libertà di pensiero, messaggi in bottiglia affidati alle correnti del tempo: abbiamo catalogato quelli che hanno maggior risonanza con l’attualità (e ne continuiamo a raccogliere), li abbiamo privati di ogni riferimento all’autore o al tempo trascorso prima di giungere fino a noi, abbiamo dato loro una voce e li abbiamo messi in relazione attraverso la musica: ne è uscita fuori una narrazione del presente che non può non sorprendere nel momento in cui viene ristabilito l’ordine temporale e ricollocata ogni frase nel suo contesto. Possibile che fosse già tutto previsto?
“Voci nel deserto” è un appuntamento fisso con la memoria, l’ultimo venerdì di ogni mese, un rave teatrale aperto a tutti, dove c’è libera circolazione di pillole di pensiero, un evento gratuito che si celebra in location non istituzionali e si alimenta dell’impegno e della generosità di attori e pubblico, per una volta complici nel tenere aperto questo varco spazio-temporale tra passato e futuro.
Il primo appuntamento si è tenuto il 27 febbraio nello storico quartiere della Garbatella a Roma, ospitato presso “La Strada”, uno dei trenta Centri Sociali che nella Capitale riescono a fare sperimentazione culturale con le proprie forze, creando così un’alternativa al dualismo (portato in questi giorni all’attenzione dell’opinione pubblica da Alessandro Baricco) tra la cultura “alta” e sovvenzionata dei teatri ufficiali e la cultura di massa della televisione.
In quell’occasione è stato anche presentato ufficialmente il sito www.vocineldeserto.it, che vuole essere il luogo di incontro per tutti coloro che intendono partecipare al progetto. “Voci nel deserto”, infatti, è un’idea collettiva di fare teatro civile, alla quale tutti possono contribuire, segnalando frammenti, promuovendo l’iniziativa o addirittura replicandola liberamente in altre città d’Italia.
Sul palco sono saliti 14 attori, alcuni già affermati, altri alle loro prime esperienze, anche se era difficile notare la differenzaIl risultato è stato un blob polimaterico che ha fatto ballare il pubblico, tra passato e presente, per circa un’ora e mezza.
Gli stessi attori, con altri che sono entrati a far parte del collettivo “Voci nel Deserto”, in questi giorni sono in giro per Roma, nelle piazze, all’ingresso della Metropolitana, a dar nuova voce ai frammenti ripescati nel baule impolverato della storia, affinché le parole che sono state dette e scritte in passato non rimangano ancora una volta inascoltate.
Si chiedeva Marcello Marchesi: “Se Giordano Bruno avesse avuto un microfono, si sarebbe salvato dal rogo?”
www.vocineldeserto.it